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 QUELLA PROBABILITÀ UTILE IN CASO DI TERREMOTO

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Giorgino

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MessaggioTitolo: QUELLA PROBABILITÀ UTILE IN CASO DI TERREMOTO   Gio Giu 04, 2009 10:24 pm

di Elena Stanghellini 04.06.2009


Dopo il terremoto in Abruzzo si è molto discusso della sua prevedibilità. Ma la certezza del verificarsi di un evento è l'unica forma di conoscenza perseguibile? Fra la decisione di sgomberare un'intera regione e quella, opposta, di tacere dell'eventualità del terremoto vi è una necessaria via di mezzo: comunicare alla popolazione la probabilità dell'evento sismico e metterla in grado di prendere decisioni. Questo comporta riformulare gli obiettivi della ricerca, educare la popolazione al concetto di probabilità e adottare efficaci strategie di comunicazione.


La polemica sulla prevedibilità del terremoto che ha devastato l’Abruzzo, dopo avere occupato le pagine dei giornali nei giorni immediatamente successivi al sisma, sembra essere ora accantonata senza avere lasciato memoria di insegnamento alcuno. Per evitare che sia definitivamente consegnata all’oblio, occorre riflettere su cosa poteva e non poteva essere fatto per minimizzare il numero di vittime sepolte sotto le macerie. E questa riflessione non può che coinvolgere vari temi: la ricerca, l’educazione e l’informazione riguardo a eventi il cui verificarsi non può essere previsto con certezza, ma può solo essere descritto in termini di maggiore o minore probabilità.

GIULIANI: UN RICERCATORE O UN VISIONARIO?

Con le informazioni in nostro possesso non si è in grado di dire se vi sia un fondamento scientifico o meno nella previsione di Giampaolo Giuliani. Probabilmente, come accade in ogni ricerca, quello di Giuliani è uno studio in fase embrionale in attesa del vaglio che lo trasformi da una semplice intuizione a un risultato scientifico. Tuttavia, quello che lascia perplessi è l’argomentazione con cui la ricerca di Giuliani è stata prontamente accantonata. La tesi predominante, infatti, è che i terremoti non possono essere previsti con certezza. Sia geologi che politici si sono adoperati a dire che l’evento non era prevedibile, giustificando l’operato del governo che, dopo le ripetute scosse avvenute nell’area, ha optato per non lanciare un allarme. Ma geologo e politico sono due figure distinte e operano con obiettivi completamente diversi: il primo è un tecnico, chiamato a rispondere all’esigenza conoscitiva; il secondo è un soggetto chiamato a prendere decisioni sulla base delle informazioni fornitegli dal primo.

UNA PROBABILITÀ AL POSTO DI UNA CERTEZZA

Una cosa è certa, lo abbiamo letto anche sulle pagine del lavoce.info: l’evento sismico non è prevedibile con esattezza. Se per buon predittore si intende qualche cosa che porta alla certezza del verificarsi di un determinato evento, allora non esiste un buon predittore dei terremoti. Questa affermazione, anche se giusta, è tuttavia incompleta. Èinfatti quantificabile, sulla base della osservazione statistica, la probabilità che uno sciame sismico in una data area sfoci in una scossa di elevata intensità in quella area; è possibile determinare quante volte una scossa di elevata intensità non è stata preceduta da una serie di scosse sismiche minori; è possibile capire se due eventi che appaiono in sequenza, la fuoriuscita di gas radon e la scossa di forte intensità, sono indipendenti oppure se il fatto che il primo si verifichi modifica la probabilità del secondo. Si badi bene: stiamo parlando di probabilità che si modificano, non di certezze. Esiste un intero linguaggio che gestisce e descrive relazioni non deterministiche fra eventi, e questo linguaggio si basa sul concetto di probabilità. Dal dibattito seguito al tragico evento si è indotti a pensare che o fra due eventi vi è un legame deterministico, o non vi è alcun legame. Questo modo di interpretare la relazione fra fenomeni è da troppo tempo superato.

NON BIANCO O NERO, MA UNA SCALA DI GRIGI

Rispondere a queste domande è possibile, formulando modelli e verificandoli sulla base della osservazione della realtà. Ai politici spetta poi decidere, sulla base di queste valutazioni, che cosa fare. E la decisione può anche non essere dicotomica: sgomberare o non sgomberare un’area. Si può anche decidere di comunicare ai cittadini il rischio di un evento, metterli in grado di decidere. Esistono esempi in cui si è comunicato alla popolazione una valutazione probabilistica di un evento. In America sono noti gli allarmi per gli attacchi terroristici, comunicati alla popolazione attraverso una scala di colori, semplice ma efficace. Decida il cittadino, informato, se prendere o meno un aereo. Ovviamente questo comporta educare la popolazione al concetto di rischio o, meglio, di probabilità. Anche se la nozione è insita nella vita di tutti i giorni, deve essere formalizzata in maniera rigorosa e comunicata in maniera corretta. Ma non solo: la valutazione probabilistica può rendere perfettamente legittima, all’orecchio di un cittadino bene informato, la decisione del governo di non sgomberare l’area interessata. Tuttavia insistere unicamente sulla mera imprevedibilità del fenomeno da parte sia dei politici sia, soprattutto, dei tecnici non solo non crea informazione, ma induce a pensare che lo studio di questi fenomeni sia vano, poiché mai conduce a conclusioni certe. A noi semplici cittadini interessano molto anche le conclusioni probabili.



Giorgio.
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