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 Barba e baffi fonte di potere.

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Giorgino

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MessaggioTitolo: Barba e baffi fonte di potere.   Sab Giu 06, 2009 3:30 pm







di Irene Capuani


La storia di barba e baffi coincide con il racconto dell'estetica maschile, ma ha una grande importanza anche per comprendere il ruolo e il potere dei maschi.



La barba, un lusso, un vanto, motivo di disprezzo, simbolo per eccellenza di quella sensualita' di cui il solo uomo e' portatore; intimorisce, affascina e strega grandi e piccini. Appendici di virilita', barba e baffi, nonostante gli alti e bassi delle mode, sembrano non tramontare mai. Nell'immaginario, abbinati, la prima a un'autorita' morale, quasi ieratica, i secondi a un dominio piu' prettamente terreno. Ogni civilta', passata e no, ha scelto forme antropomorfe non glabre come massimi esponenti della tensione spirituale del popolo. La mitologia classica ne contiene un augusto campionario: le divinita' egizie antropo-zoomorfe, gli dei dell'Olimpo capitanati dal padre, Zeus, in cui si specchia Giove, perentoriamente barbuto; per non parlare di Poseidone, Vulcano, Efesto, ecc. Sull'opposto versante, anche gli dei degli Inferi schierano i loro irsuti rappresentanti: Satana, Caronte, Barbariccia… Da sempre, barba e baffi hanno rappresentato tutte le sfaccettature dell'animo umano. Dalla classica e stereotipata visione del Latin Lover (solitamente rappresentato con baffi neri, sottili, curati, e chiome impomatate) a miti piu' complessi e, se vogliamo mistici, come quelli che narrano le storie di candide fanciulle, dotate dalla Provvidenza di barbe repellenti per salvarne la virtu'. E cio' che la leggenda racconta trova conferma anche nella storia. Omero ci tramanda che i Greci portavano la barba (ma non i baffi) e gli Spartani disprezzavano la rasatura, mentre antiche raffigurazioni ci rivelano che tra i popoli slavi, barbe sontuose e intrecciate costituivano un vanto se non addirittura appendici di virilita'. E di esempi ce ne sarebbero ancora a migliaia: dai rivoluzionari (Mazzini e Garibaldi), ai famosi statisti (Vittorio Emanuele ai ridicoli baffetti di Hitler), dagli uomini di fede (San Francesco) a quelli pensiero (Leonardo e Marx). Persino la chiesa ha in qualche modo favorito la diffusione della barba tra i suoi fedeli. Se l'iconografia ecclesiastica occidentale, infatti, rappresenta nelle sue visioni il volto di Dio e dei santi ricoperto da una lunghissima barba, quella orientale ortodossa arrivo' persino a emanare un editto, durante il concilio del 1551, in cui si dichiarava la rasatura un'usanza pagana, e si negava l'accesso al regno dei cieli a chi fosse sprovvisto di pelo sulle gote. Una tradizione, questa, protrattasi sino ai tempi di Pietro il Grande. Oggi, per fortuna, emerge sempre piu' una eterogeneita' di orientamenti: e' il bon ton a dettare le regole dell'apparenza, senza restrizioni ma con le limitazioni necessarie al vivere civile. Barba lunga o rasa che sia, l'importante e' che essa appaia curata, gradevole e accettabile. In fondo, in un'epoca in cui vige la liberta', da quella di pensiero a quella di stampa e di antenna, non poteva mancare la liberta' di barba e baffi. Ma da cosa deriva, in definitiva, l'enorme fascino emanato da questa evidente manifestazione di mascolinita'. Secondo molti psicologi, la prima rasatura, e quindi la comparsa di peli sulle guance, avrebbe per il giovane la valenza di un traguardo da raggiungere. A livello inconscio, infatti, la barba non e' semplicemente un ornamento ma esplicitazione evidente di un'avvenuta virilizzazione e il raggiungimento della maturita' sessuale. Al contrario, proprio questa sua evidenza fa si' che col passare degli anni essa diventi manifestazione della vecchiaia e quindi, antropologicamente parlando, di una minore predisposizione all'accoppiamento sessuale. La sua presenza, allora diviene fastidiosa e la rasatura necessaria al fine di mascherare la propria eta' cancellandone il normale incanutimento. E forse, proprio come soluzione a tale fastidiosa incombenza giornaliera si deve la diffusione dei barbieri. La bottega del barbiere, raramente oggi designata come ''barberia'', e' sicuramente uno di quei luoghi che, per antonomasia, sono concepiti esclusivamente per l'uomo. Il barbiere, agli occhi del cliente, non e' solo un professionista del taglio, bensi' un confidente, un amico... un altro uomo con cui confrontarsi e a cui confidare le alterne fortune proprie di quel gran gioco qual e' la vita. Ma si sa, nulla e' per sempre e il progresso, spinto dalla smaniosa e smodata ambizione del fai da te, ha incentivato la produzione di macchine mirate alla realizzazione di tagli e rasature professionali che chiunque e' in grado di utilizzare da solo nell'intimita' della propria abitazione. Inoltre, l'industria dell'estetica oggi, molto apprezzata anche dagli uomini, offre un vasto campionario di prodotti per la rasatura eseguita personalmente. Schiuma, dopobarba, creme antirughe, altro non sono che lussi concepiti per aumentare il fascino dell'uomo rendendolo unico in un mare di uniformita'. Scegliere il proprio look, allora, seppur difficile, diviene necessario al fine di meglio esplicitare, redendogli giustizia, la propria personalita': la barba lunga raramente si concilia con uno stile ricercato, poiche' da un'aria un po' troppo selvaggia; altresi' una barba poco curata (di 3 giorni) conferisce un certo fascino e una presunta trasandatezza, ultimamente di moda. La classica barba lunga ma curata conferisce, invece, autorevolezza ed e' spesso portata da persone di cultura elevata e ultimamente da figure dello sport e dello spettacolo. Tuttavia e' molto difficile tenerla in ordine, e se non vi si riesce perfettamente, e' preferibile rinunciarvi, poiche' si rischia di ottenere l'effetto contrario e di sembrare persone trascurate. Il profilo dovra' essere ben definito e la lunghezza non eccessiva. Le treccine infine danno un'impressione di stravaganza e spesso possono risultare volgari.



Tanti Saluti. Giorgio
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